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Come l’ansia altera il nostro equilibrio psico-fisico

quando siamo in ansia si modifica qualcosa nel nostro cervello, nella psiche e nel corpo 

L’ansia può causare sintomi fisici anche quando non si percepisce di essere in uno stato ansioso. Questo principalmente perché i vissuti frequenti di ansia trasformano il modo in cui percepiamo gli eventi della vita e come rispondiamo ad essi, in questo modo l’ansia rinforza se stessa aumentando la possibilità che si ripresenti. La cosa interessante è che allo stesso modo l’ansia può andare via dalle nostre risposte comportamentali, lasciandoci nuove possibilità di risposta più favorevoli al nostro benessere psicologico.

E’ bene ricordare che l’ansia non è sempre negativa, infatti quando è percepita in maniera appropriata risulta di aiuto all’organismo (risposta di “attacco o fuga”). Lo stato di ansia si percepisce prima che si possa riconoscere il pensiero che la evoca, questo perché essendo una risposta adattiva della nostra specie agisce predisponendo l’organismo a difendersi da possibili rischi per la sopravvivenza. Ecco anche perché l’ansia acuta provoca l’angosciosa esperienza di essere sul punto di morire. In questi casi la persona non riesce ad individuare la causa scatenante e l’ansia rimane un puro stato psicologico senza connessione con gli eventi esterni, diventando spesso parossistica e difficile da gestire (la si subisce senza potersene servire).

L’ansia serve ad aumentare la nostra consapevolezza dei possibili rischi di una situazione, quando manca l’oggetto del rischio la nostra attenzione rimane bloccata sullo stato ansioso di per sé e quello che succede è che si ha paura della paura stessa.

In queste situazioni il corpo non “spegne” mai la risposta di “attacco o fuga” e viviamo quasi quotidianamente con gli effetti fisici ed emotivi dell’ansia anche quando non c’è ragione di provarla. Alcuni riscontrano che determinate attività li fanno sentire meglio, per esempio uscire, stare in compagnia, dormire, leggere, fare un bagno caldo, ma non bastano ad innescare un rinforzo positivo tale per cui i momenti di quiete tornino a prevalere sui momenti di ansia. La paura rimane, irrazionalmente.

La causa dell’ansia irrazionale è nella nostra psiche, per cui la psicoterapia porta a non vivere più in uno stato di ansia, la quale si scopre essere stata solo un forte timore di non riuscire in qualche compito legato alla nostra realizzazione.

Altri percorsi che possono funzionare, ma statisticamente sono meno efficaci della psicoterapia, comprendono le tecniche meditative. La meditazione consente di innescare il rinforzo positivo degli stati di benessere sugli stati di angoscia. Si impara quindi ad essere calmi, emotivamente equilibrati, e iniziano a comparire risposte più adattive e in sintonia con i nostri desideri. Se la persona riesce a superare i suoi blocchi con la meditazione non avrà più ansia sintomatica.

Ripetute esperienze di ansia o attacchi di panico comportano l’aumento dello stress psicofisico, sebbene ansia e stress siano spesso associate le risposte che generano nel cervello sono differenti.

Come agisce l’ansia sul cervello

Diverse aree del cervello sono implicate nella produzione di paura e di ansia. Utilizzando le tecnologie di imaging cerebrale, gli scienziati hanno scoperto che l’amigdala e l’ippocampo giocano un ruolo significativo nella maggior parte dei disturbi d’ansia.

L’amigdala è una struttura a forma di mandorla situata in profondità nel cervello ed è un centro di comunicazione tra le aree che elaborano i segnali sensoriali in arrivo e le parti che interpretano questi segnali. Le memorie emozionali memorizzate nella parte centrale dell’amigdala possono svolgere un ruolo anche nei disturbi d’ansia più specifici, per esempio verso oggetti animati e non, luoghi o suoni.

L’ippocampo è la parte del cervello che codifica esperienze minacciose in ricordi. Gli studi hanno dimostrato che l’ippocampo sembra essere più piccolo in alcune persone che sono state vittime di abusi da piccole o che sono state esposte per lunghi periodi a situazioni estremamente rischiose. La ricerca è ora orientata a capire cosa provoca questa riduzione in termini di dimensioni e quale ruolo essa svolge nei flashback, nei deficit di memoria esplicita, e nei ricordi frammentati dell’evento traumatico che sono comuni nel disturbo da stress post-traumatico.

Anche gli equilibri ormonali possono influenzare l’ansia. Gli ormoni dello stress hanno un effetto sulla chimica generale del cervello influenzando la produzione di neurotrasmettitori. Alcuni ormoni che influenzano il cervello includono:

L’adrenalina (o Epinefrina) è il neurormone più coinvolto nei sintomi dell’ansia. Il corpo lo rilascia quando il sistema di attacco o fuga è attivo, e provoca ad esempio l’aumento della frequenza cardiaca e della tensione muscolare. In alcuni casi, come detto sopra, lo stress che si protrae a lungo e l’ansia cronica possono danneggiare la capacità dell’organismo di equilibrare i livelli di adrenalina, questo comporta uno stato psicologico costantemente ansioso.

L’ormone tiroideo sembra regolare la quantità di serotonina, noradrenalina e acido gamma-aminobutirrico (GABA) prodotto e distribuito dal cervello. Problemi alla tiroide possono aumentare il rischio di sviluppare ansia.

Farmaci ansiolitici (benzodiazepine)

Molte persone che soffrono di ansia ricorrono all’assunzione di farmaci dietro prescrizione medica, i farmaci più comuni contro l’ansia sono le benzodiazepine. L’uso di benzodiazepine comporta però frequentemente effetti collaterali. Questa classe di molecole chimiche è anche la scelta d’elezione per l’insonnia grazie alla sua azione sedativa e calmante. La diffusione di queste molecole (Diazepam, Fluorazepam, Clonazepam ..) è così capillare che chiunque conosce il nome di almeno uno di questi farmaci (Valium, Xanax, Tavor, Minias, Ansiolin ..).

L’effetto calmante di questi farmaci è dovuto all’aumento del neurotrasmettitore acido gamma-aminobutirrico (GABA), il quale attiva la produzione dell’ormone dopamina nel cervello.

Il coinvolgimento della dopamina è analogo all’effetto di altre molecole quali il THC contenuto nella marijuana e agli oppioidi presenti in molte piante, tra le quali, appunto, il papavero da oppio da cui si ricava l’eroina. Visto che il percorso neuronale di ricompensa nel sistema nervoso è identico, anche gli ansiolitici possono produrre sintomi di astinenza proporzionati alle dosi assunte. Effetti dell’astinenza comuni sono sulla memoria, sul pensiero, sull’equilibrio, ma anche sull’organismo. E’ stato infatti riconosciuto un forte rischio di rottura dell’anca in persone anziane a causa delle vertigini e l’instabilità che le benzodiazepine possono provocare:

In very old people, there was some preliminary evidence that benzodiazepines that undergo oxidation in the liver may be associated with a higher risk of hip fracture than other benzodiazepines. The epidemiological evidence strongly suggests that the use of benzodiazepines by older people increases their risk of hip fracture by at least 50%. The benefits of benzodiazepines for older people are unclear. Given the high morbidity and mortality of hip fracture, it can be concluded that older people should rarely be prescribed benzodiazepines and that many older people already taking these drugs should have them withdrawn under appropriate supervision (Benzodiazepines and risk of hip fractures in older people: a review of the evidence, Cumming e Le Couteur, 2003).

Psicoterapia dell’ansia

La psicoterapia non impiega molto tempo per ridurre l’ansia del paziente. In genere i motivi per cui l’ansia insorge sono facilmente individuabili e la persona può valutare da subito quali vissuti provocano la reazione d’ansia o di panico. Il lavoro fondamentale che porta a superare questa problematica ritengo che consista nel processo di acquisizione di nuova fiducia in sé, e nella capacità di andare oltre le proprie convinzioni. Spesso è l’azione che promuove il cambiamento, quando la persona riconosce che i vecchi significati che si dava non sono più validi per portarla nella direzione desiderata, cambia la propria percezione e inizia a provare nuove strategie.

DOTT. FARRACE, PSICOLOGO – psicoterapeuta A PESCARA IN VIALE BOVIO 253 E Online su skype. PER APPUNTAMENTO CHIAMARE AL 340.7728105

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